mercoledì 11 maggio 2016

ANALISI LOGICA DEI PRONOMI PERSONALI



Analisi logica dei pronomi personali
Che complemento sono? oggetto o termine?


complementi
esempi
me

Ascolta me, non i tuoi amici.
mi

Mi senti?
mi

Mi hai portato le chiavi?
te

Aiuto con piacere te, non  quel pigrone di tuo fratello.
ti

Ti stimo molto per il tuo impegno.
ti

Ti  porterò la guida della Grecia
lo/l’

Lo vedo raramente
la/l’

La inviterò alla mia festa.
gli

Gli presterò i miei appunti.
le

Le dico sempre la verità
le

Le mie nipotine? Le accompagnerò allo zoo.
li

Li incontro tutti i giorni in piazza.
ci

Ci chiameranno, appena il progetto è pronto.
ci

Non ci vogliono dare la brutta notizia
vi

Vi prego: mettete in ordine tutte le scarpe.
vi

Vi girerò l’email sul concerto.
loro

Ho visto proprio loro allo stadio, ne sono sicuro.
loro

Ho detto loro di stare in silenzio.







Analisi logica dei pronomi personali: oggetto o termine?


complementi
esempi
me
oggetto
Ascolta me, non i tuoi amici.
mi
oggetto
Mi senti?
mi
termine
Mi hai portato le chiavi?
te
oggetto
Aiuto con piacere te, non  quel pigrone di tuo fratello.
ti
oggetto
Ti stimo molto per il tuo impegno.
ti
termine
Ti  porterò la guida della Grecia
lo/l’
oggetto
Lo vedo raramente
la/l’
oggetto
La inviterò alla mia festa.
gli
termine
Gli presterò i miei appunti.
le
termine
Le dico sempre la verità
le
oggetto
Le mie nipotine? Le accompagnerò allo zoo.
li
oggetto
Li incontro tutti i giorni in piazza.
ci
oggetto
Ci chiameranno, appena il progetto è pronto.
ci
termine
Non ci vogliono dare la brutta notizia
vi
oggetto
Vi prego: mettete in ordine tutte le scarpe.
vi
termine
Vi girerò l’email sul concerto.
loro
oggetto
Ho visto proprio loro allo stadio, ne sono sicuro.
loro
termine
Ho detto loro di stare in silenzio.

martedì 26 aprile 2016

IL GATTO NERO

di Edgar Allan Poe

LA SETTIMANA DEL CINEMA


 Risultati immagini per i cento passi   I cento passi
I cento passi è un film del 2000 diretto da Marco Tullio Giordana dedicato alla vita e all'omicidio di Peppino Impastato, impegnato nella lotta alla mafia nella sua terra, la Sicilia.
Cento sono i passi che occorre fare a Cinisi, per colmare la distanza tra la casa della famiglia Impastato e quella del boss mafioso Gaetano Badalamenti.
Il giovane Peppino Impastato vive cercando di sfuggire a quest'inesorabile legame con l'ambiente mafioso che il padre, Luigi Impastato, un po' per inerzia, un po' perché ha una moglie da proteggere e due figli da crescere, non ha la forza di rompere. Anche di fronte alla vulnerabilità sua e della propria famiglia, Peppino, animato da uno spirito civico irrefrenabile, non esita, con l'involontaria complicità del fratello Giovanni, ad attaccare "don Tano" e a denunciarne pubblicamente le malefatte.
Il percorso "controcorrente" di Peppino nasce quando, bambino, vede scorrere davanti a sé gli albori della lotta politica contro la mafia e il potere a essa colluso, lotta a cui poi prenderà attiva parte una volta adolescente e poi da adulto. La morte violenta dello zio capomafia, l'incontro con il pittore comunista Stefano Venuti, il rifiuto del padre biologico e della famiglia intesa in senso mafioso e il formarsi con il pittore idealista, suo vero "padre etico", sono i punti di svolta della vita di Peppino bambino, che lo segneranno per il resto della sua esistenza. La frase «noi comunisti perdiamo perché ci piace perdere» sembra quasi un preludio alla sua tragica morte, che giunge quando ormai è diventato troppo scomodo ai mafiosi e il padre, morto in un oscuro incidente, non lo può più proteggere da don Tano. Viene ucciso soprattutto per l'operato dell'irriverente Radio Aut, dai microfoni della quale si è scagliato senza freni a denunciare la mafia e i suoi misfatti.
da Wikipedia 
una recensione 


La mafia uccide solo d'estate

      Scheda di Wikipedia

     PRESENTAZIONELocandina La mafia uccide solo d'estate
Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, debutta al cinema con una storia di rimozione, una storia scomoda perché chiama in causa responsabilità collettive che costringono a interrogarsi sull'identità culturale del Paese, sul suo passato e sul suo futuro. Aiuto regista di Marco Tullio Giordana nel 2000, lo ha accompagnato nei cento passi che separavano l'abitazione di Peppino Impastato da quella del boss Tano Badalamenti. E di quel film l'opera prima di Pif ha l'urgenza e la necessità di raccontare una pagina drammatica che non deve essere dimenticata perché rompe col silenzio e con l'omertà, un contratto sociale basato sulla connivenza.
Costruito come un romanzo di formazione, La mafia uccide solo d'estate trova la sua rilevanza in quello che racconta e la sua forza in come lo racconta e come rappresenta la mafia senza indulgenze celebrative. Infilato il terreno minato dell'universo criminale, Pif contempla il fascino sinistro dell'eroe del male, incarnato nel film da Giulio Andreotti e allargato a una lunga serie di 'persone perbene'e istituzionali fino alla bassa macelleria criminale, scartando i sentimenti retorici e i cliché che veicolano l'idea dell'immutabilità della Mafia. Nato in una regione incline al fatalismo come la Sicilia, Pif fa qualcosa di più che dimostrare la parabola discendente di Cosa Nostra, scegliendo come protagonista un ragazzino che coltiva sogni, speranze e illusioni e che imparerà a sottrarsi alle regole del gioco sentendosi e volendosi 'diverso' rispetto alla cultura diffusa di cui la criminalità organizzata è espressione. I padrini forti e arcaici visti sempre nella loro sacralità di potenti e cattivi vengono 'rovesciati' in una storia drammaturgicamente valida e capace di scendere dentro le cose.
Cinema impegnato in prima linea, che arriva col sorriso fino in fondo, fino a sentire e a far sentire un dolore lancinante, La Mafia uccide solo d'estate capovolge il comico in tragico ricordandoci che ribellarsi è possibile. Il film porta a coscienza del protagonista e della sua città i mostri che stanno anche dentro chi li vorrebbe cacciare e che decide per questo di dichiarare guerra a una parte di sé. Lo sguardo attonito e incredulo di Arturo bambino sulle omertà e le brutalità del mondo degli adulti, che lo hanno sedotto (Giulio Andreotti), innescato (il giornalista esiliato di Claudio Gioè) e (ri)educato (i 'retroscena' del potere mafioso), si posa adesso consapevole sul figlio e sulle targhe di marmo.
Arturo ha pochi anni e un segreto romantico che condivide con Rocco Chinnici, giudice e vicino di Flora, la bambina che gli ha incendiato il cuore. Nato a Palermo, Arturo è stato concepito il giorno in cui Totò Riina, Bernardo Provenzano, Calogero Bagarella e altri due uomini della famiglia Badalamenti, uccisero Michele Cavataio vestiti da militari della Guardia di Finanza. Da quel momento e da che si ricordi la sua vita, spesa a Palermo, è stata allacciata alla Mafia e segnata dai suoi efferati delitti. Cresciuto in una famiglia passiva, in una città 'muta' e tra cittadini incuranti dei crimini che abbattono i suoi eroi in guerra contro la Mafia, Arturo prova da solo a produrre un profilo e un senso a quegli uomini contro e gentili che gli offrono un iris alla ricotta (il commissario Boris Giuliano) o gli concedono un'intervista (il Generale Dalla Chiesa). L'unico che proprio non riesce a incontrare, ma di cui ritaglia e colleziona foto dai giornali, è il premier Giulio Andreotti, che da una trasmissione televisiva gli impartisce un'ideale lezione sentimentale da applicare al cuore della piccola Flora. Gli anni passano, la Mafia cresce in arroganza e crudeltà e i paladini della giustizia vengono falciati, sparati, esplosi. Soltanto Arturo rimane uguale a se stesso, ossequiante e 'svenduto' in una televisione locale e nella campagna elettorale di Salvo Lima. Ma la morte di Giovanni Falcone e quella di Paolo Borsellino lo risveglieranno da un sonno atavico e dentro una città finalmente cosciente.


   E ora dove andiamo?
Un film di Nadine Labaki.Titolo originale Et maintenant, on va où?. Drammatico, durata 110 min. - Francia, Libano, Egitto, Italia 2011
In un paese in una zona montuosa del Medioriente la piccolo comunità è divisa tra musulmani e cattolici. Se gli uomini sono spesso pronti alla rissa tra opposte fazioni le donne, tra cui spiccano le figure di Amale, Takla, Yvonne, Afaf e Saydeh sono invece solidali nel cercare di distogliere mariti e figli dal desiderio di trasformare i pregiudizi in violenza.  
...

 Locandina E ora dove andiamo?   Una commedia al femminile contro l'in-
tegralismo

GIOVANNI FALCONE E PAOLO BORSELLINO

Giovanni Falcone e Paolo Borsellino
La strage di Capaci fu un attentato messo in atto da Cosa Nostra in Italia, il 23 maggio 1992, sull'autostrada A29, nei pressi dello svincolo di Capaci nel territorio comunale di Isola delle Femmine, a pochi chilometri da Palermo.
Nell'attentato persero la vita il magistrato antimafia Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro.
 
19 luglio 1992
 La strage di via D'Amelio fu un attentato di stampo terroristico-mafioso avvenuto in Italia il 19 luglio 1992, in via Mariano d'Amelio a Palermo, nel quale persero la vita il magistrato italiano Paolo Borsellino e i cinque agenti di scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

COME DUE FIGLI. Antonino Caponnetto racconta. 

Il racconto di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nel pool antimafia di Palermo attraverso la testimonianza commovente del capo del pool antonino caponnetto. L'amicizia, l'affetto e il rispetto verso due magistrati coraggiosi, due servitori dello stato. Il tradimento e lo smembramento del pool su decisione del consiglio superiore della magistratura. Le stragi ordite dallo stato ed eseguite dalla mafia. le ansie, i sospetti e le delusioni di un gruppo di uomini unici che tra mille difficoltà riuscirono in parte a decapitare la cupola mafiosa ma distrutti da poteri ancor più forti della mafia stessa: lo stato italiano.

Mafia

Organizzazione criminosa clandestina che, nata in Sicilia nel secolo XIX sotto il governo borbonico, diffondendosi poi in tutta la nazione (e, con gli emigrati, spec. negli Stati Uniti d'America, ma anche altrove, p.e. in Francia), esercita il controllo su certe attività economiche e su traffici illeciti (p.e. appalti, stupefacenti), condiziona la libertà dei cittadini e il regolare andamento delle funzioni pubbliche; è retta dalla legge dell'omertà e del silenzio e si serve di metodi di intimidazione e di repressione violenta e spietata: il potere della m.; anche con riferimento ad altre organizzazioni criminose: m. cinese 

Il sistema  camorra descritto da Roberto Saviano  

I cento passi

Peppino Impastato
Giuseppe Impastato, meglio noto come Peppino (Cinisi, 5 gennaio 1948 – Cinisi, 9 maggio 1978), è stato un giornalista, attivista e poeta italiano, noto per le sue denunce contro le attività di cosa nostra a seguito delle quali fu assassinato, vittima di un attentato il 9 maggio 1978.

La mamma di Peppino Impastato

Peppino Impastato: la sua voce alla radio Out 

Onda Pazza, Radio Out

Onda Pazza . Radio Aut . La voce di Peppino. "Registrazione Originale"

Il monologo di Peppino Impastato

Peppino Impastato è morto
Nasce a Cinisi il 5 gennaio 1948 da Felicia Bartolotta e Luigi Impastato. Viene assassinato il 9 maggio 1978, qualche giorno prima delle elezioni e qualche giorno dopo l'esposizione di una documentata mostra fotografica sulla devastazione del territorio operata da speculatori e gruppi mafiosi: il suo corpo è dilaniato da una carica di tritolo posta sui binari della linea ferrata Palermo-Trapani. Le indagini sono, in un primo tempo orientate sull'ipotesi di un attentato terroristico consumato dallo stesso Impastato, o, in subordine, di un suicidio "eclatante". Il caso giudiziario è stato chiuso e riaperto per ben tre volte, sino ad arrivare all'attuale processo, ancora in corso, nei confronti del boss di Cinisi Gaetano Badalamenti e del suo complice Vito Palazzolo, accusati di essere i mandanti del delitto.

I cento passi - scena finale 

la mafia uccide solo d'estate scena finale 

Pif alle Invasioni barbariche

 

UN TEST PER GIOCARE

                          Il test di intelligenza più breve del mondo

                           Solo il 10% ha indovinato 

                                                                   VIDEO

                                                                    prova!