domenica 24 aprile 2016

RACCONTI ISPIRATI A GOLCONDA DI MAGRITTE

                             

Invento una storia di 50-150 parole ispirata al quadro “Golconda” di Magritte.
Invento una storia di 8-10 parole ispirata al quadro “Golconda” di Magritte.

                                                           di Olivia e Maria
              Golconda è un quadro di Magritte, pittore  belga del novecento. In esso sono rappresentati tanti uomini in bombetta sospesi nel vuoto e, in secondo piano, ci sono delle classiche case di città. Forse questi uomini cadono dal cielo, come fossero pioggia, oppure potrebbero stare salendo in cielo, come angeli. Potrebbero essere anche uomini che vivono in cielo come nuvole, ma che in realtà sono dei burattinai: dal cielo tirano i fili dei destini delle persone che vivono sulla terra. Che destino avranno queste persone?  Quale sarà il loro futuro? Cosa decideranno per loro gli uomini con le bombette?
            Gli uomini con le bombette sono severi ma giusti. Se uno si è comportato male, ma poi si pente avrà comunque un bel futuro. Se uno si è sempre comportato male e non ammette di avere sbagliato, dagli uomini in bombetta sarà perseguitato.

                                                       ***** 
Gli uomini in bombetta, burattinai del destino umano.  
     
                                                   

                                                            di Tommaso
         Era l'estate del 1953 e l'artista René stava lavorando a un nuovo quadro, quando a un certo punto qualcuno bussò alla porta del suo studio: era il dottor John Käs, uno dei suoi più vecchi amici.
John, o meglio Doc K così si faceva chiamare nella comunità scientifica, era uno fisico stravagante, i suoi studi e le sue ricerche erano molto particolari, sembravano trasformare cose impossibili in realtà. 
           Lo scopo della visita era quello di far provare all'amico pittore una delle sue ultime invenzioni il "DUPLICATOR", una speciale macchina che permetteva di moltiplicare qualsiasi cosa. René era un po' spaventato dalla cosa ma vi sto che il suo motto era "La vita è tutto un mistero" accettò con gioia e curiosità. Una volta arrivati al laboratorio del dottore, provarono a moltiplicare la bombetta dell'artista mettendola in una stretta cabina, accesero la macchina e subito il cappello venne avvolto da una forte luce biancastra, passarono alcuni secondi di assestamento e la cabina si riempì fino a scoppiare di bombette. 
         "Vuolà - disse Doc K - l'impossibile è possibile, con tutte queste bombette copriremo le teste di tutto il paese!!!"  René ebbe come una folgorazione, pensò che questa invenzione era la cosa più reale che potesse mischiarsi con il suo modo di fare arte così irreale... Ed ecco moltiplicare uomini in bombetta come gocce di pioggia sulla sua tela che poi diventerà un quadro tra i più famosi la "Golconda", d'altronde si sa, è solo la tua mente: qualunque cosa consideri reale lo diventa anche
la cosa più assurda!
                                                  
                                                 
                                                             di Marta
            “Buonanotte René!”… fu così che cominciò il mio sogno. Corro verso la scuola, sono in ritardo, mancano pochi metri, mi fa male la milza, ho corso quasi due chilometri da casa a scuola, ma ecco che suona la campanella di inizio lezioni e io non sono ancora arrivato. Niente da fare, ho perso un’altra giornata di scuola, sono sempre in ritardo, ma ora passiamo al dunque: siccome non posso andare a scuola, comincio a gironzolare per la città, anche se il tempo non è bellissimo.
            Mi piace passeggiare per le vie del mio paese, ogni tanto incontro qualche conoscente e mi devo nascondere, ma questo non importa più di tanto; ora sto attraversando la piazza principale, c’è un via-vai di persone impressionante: chi entra nei negozi, chi esce, chi è intento a trovare la metropolitana per andare al lavoro, io invece mi guardo intorno in cerca di qualche venditore di quadri da poter ammirare. Ho trovato qualcuno da cui prendere spunto per un nuovo disegno stravagante al mio stile: lo “stile René”. Mi avvicino, ma ecco che si alza un vento fortissimo che mi liscia i capelli, sembra di volare, vedo a malapena che anche le atre persone sono in difficoltà con un fortissimo vento che sembra un tornado, sento che mi sto sollevando e non è solo un’illusione, anche le altre persone si stanno staccando da terra e stanno urlando come se stessero cadendo da un dirupo, io non urlo. Guardo vicino a me, c’è il mio vicino di casa, è un anziano e sta urlando come tutti gli altri, lo osservo con occhio attento, sembra che stia mutando di aspetto e sembra proprio il mio aspetto, osservo le altre persone, anche loro stanno cambiando il loro aspetto nel mio.
            Tutte le persone, direi tutti i René Magritte, io compreso, sono arrivati nella parte più alta del cielo e continuano a salire… “René, svegliati, devi andare a scuola, svegliati!” giusto, era solo un sogno, sono un po’ sudato e spaventato: “Certo mamma, scusami!”.
            Mi avvio verso scuola e arrivo in orario prima che la campanella suoni, passo tutta la lezione a pensare al sogno che ho fatto la notte scorsa e mi viene in mente un bel disegno inspirato alla mia immaginazione, al sogno e a qualche quadro che avevo intravisto nel trambusto di quella mattina… forse un giorno grazie a tutto questo diventerò famoso, questo è il mio desiderio!
           
                                                              *****
 E una pioggia di persone cadde sui tetti di Bruxelles…


                                             
                                                                   di Andrea
Buongiorno,
     sono Liuk e voglio raccontarvi una storia, anzi no, un fatto o era un sogno? Ancora oggi non lo so.
     Era una mattina d’inverno, mi sono alzato come sempre per raggiungere la galleria d’arte dove lavoro, ho fatto le mie solite cose, ho ripetuto i miei soliti movimenti, forse ho anche pensato le mie solite cose.
     Sono uscito da casa facendo la solita strada, incontrando forse le solite stesse persone, tutte uguali, tutte di corsa, tutte lontane.
     Era un periodo particolare, nel Museo in cui lavoro, erano ospitate alcune opere di Magritte.
     Mi sono fermato davanti a Golconda e lì tutto ha avuto inizio.
     Improvvisamente ero uno di quegli uomini tutti uguali sospesi tra terra e cielo e la sensazione di cadere era forte, mentre in realtà ero immobile in aria, anche se la visuale cambiava continuamente, era come se cadessi nel vuoto, continuavo a vedere le stesse cose i tetti delle case poi le facciate, di nuovo i tetti e le facciate delle case e cosi sembrava che il tempo non passasse mai, fino a quando ho incrociato lo sguardo di chi mi stava accanto, ho girato la testa e ho visto la mia immagine replicata innumerevoli volte. Cambiava solo la posizione della testa, alcune di lato altre di fronte, sembrava di rivedere me stesso nei momenti quotidiani.
     Dopo un po’ ho perso i sensi e mi sono risvegliato davanti al quadro Golconda nello stesso momento in cui ho iniziato a guardarlo entrando nel Museo.
     Questo sì che si dice entrare nell’opera!

                                                              *****
                                         
   Una magnifica avventura per chi sa ancora sognare.
                                                                     
                                               
                                                                   di Hiber

      Tutto il giorno ho pensato al quadro di Magritte: “cosa potevo scrivere?” Non mi veniva in mente nulla!
      Di notte ho avuto un incubo: ho visto questi uomini in bianco e nero, con la bombetta e la valigia, che piovevano dal cielo. Erano moltissimi.
     Mi inseguivano perché volevano farmi scrivere quel tema, ma io scappavo e scappavo e alla fine… mi hanno preso! E mi hanno dato una matita e un foglio dove poter scrivere il tema.
E io cosa ho fatto?
Ho disegnato questo.

E  gli  altri  uomini?
Sono  scomparsi  appena  mi  hanno  dato  carta  e   matita   ed  è  rimasto  solo  il   proprietario  della  casa.
                                                                                  *****
Inseguito  da  uomini in  bombetta  per  scrivere tema;  via d’uscita:  disegnare.
                                               
                                                             di Lucrezia

Ciao a tutti, sono René Magritte, vi voglio parlare di quando mi è venuta la prima ispirazione per un quadro: “La Golconda”.
    Avevo 16’ anni, mi trovavo, con la classe, in un museo  naturale con animali veri! Eravamo nel settore degli aracnidi, e, mentre la guida ci stava parlando dell’ habitat naturale degli scorpioni, la mia compagna Giorgia la interruppe dicendo che mancava un ragno.
     All’ inizio erano andati tutti un po’ nel panico, ma la guida li tranquillizzò dicendo che non era un ragno pericoloso, così continuammo la visita guidata. Io non mi ero accorto che, in quel momento, ce l’avevo sopra la testa! Si avvicinava sempre di più al mio collo, quando ad un tratto mi morse! All’ inizio sentii solo una puntura leggera, ma dopo qualche minuto, sentii un forte dolore dappertutto, come se tutto il mio corpo si dividesse in altri corpi identici al mio!  
    Dopo due minuti la stanza era piena di mie repliche. In quel momento arrivarono tre o quattro scienziati che prima catturarono il ragno, ne presero una zampa, la analizzarono e poi uno di loro mi fece una puntura.              
    Dopo qualche altro minuto, tutte le repliche si riunirono al mio corpo e tutto tornò come prima.
    Da questa esperienza mi è venuta l’ ispirazione per il quadro.

                                                                     *****

Quando un ragno ti morde, prega di non moltiplicarti!!! 
                                                

                                      di Silvia
       A Londra, in una bella giornata di sole del 1953, piovono, sopra case color beige con tetto rosso, degli uomini di statura grande sopra a uomini di statura media sopra a uomini di statura piccola. Questi uomini hanno tutti un berretto nero sopra la testa e sembrano tutti uguali a parte la statura, ma c’è un’altra cosa che non hanno in comune: la testa. C’è chi ha la testa girata a destra, chi invece ce l’ha girata a sinistra o di fronte o persino in diagonale. Insomma, tutti gli uomini che cadono dal cielo sono diversi.
        Tutti si chiedono come mai proprio questo giorno devono cadere dei piccoli uomini dal cielo: si fecero tante opinioni, per esempio quella che sono scesi per inaugurare la primavera. Il vero motivo, invece, è che sono scesi per sistemare tutta la città; secondo loro era tutta sporca. Dopo due ore Londra è diventata una città bellissima: non c’era neanche una cartaccia per terra e le case ora sono tutte colorate.

                                                     *****

In una giornata di sole cadono uomini dal cielo.

                                              
                                                                di Giovanni

C'era un bambino che veniva preso sempre in giro perché faceva strani disegni, però era molto bravo nello studio e nel fare i compiti.
    Si chiamava René Magritte.
    Lui aveva quasi sempre degli incubi e cercava di disegnarli, ma in un modo strano. Era quasi sempre in ansia e piano piano i suoi disegni diventarono famosi quasi in tutto il Paese.
    Fino a quando gli tornarono gli incubi: vedeva tantissime persone che lo fissavano minacciose e spuntavano da ogni casa, sui tetti, nelle strade, da tutte le parti.
    René era in panico, la paura dentro di lui saliva, mentre passavano gli anni, fino a diventare adulto, quando iniziò a dipingere questo quadro dove ci sono tantissime persone come nel suo incubo, ma disegna lui stesso da tutte le parti nelle strade, sui tetti, nelle case.
    Il quadro lo chiamò “ Golconda “ e divenne uno dei suoi quadri più famosi.
    Il suo quadro aveva diversi volti: uno guardava a destra e l'altro guardava a sinistra.
    Da quel momento l'incubo sparì in un battibaleno e lui diventò felice per quello che aveva fatto e fece altri quadri con lui stesso o altre cose che volano.


*****

Bambino preso in giro diventa artista famoso con ispirazione.

                                                         
                                                                         di Sara

Sto scappando da René che mi vuole far fare un testo sul quadro.
Cerco tutti i modi di scappare, ma riesce sempre  a prendermi, e quindi tra me e me penso: sono sotto il mio letto, sono sotto il mio letto. All'improvviso mi addormento in un sonno profondo: appena mi sveglio dico tra me e me meno che a un incubo.

Apro gli occhi e vedo che René che sbatte il piede su e giù, mi vede che sono sveglia mi afferra un braccio e mi mette su un tavolo, mi prende la mano e mi da una penna. Con la mano inizio a fare rumore perché non mi venne nessuna idea e all'improvviso iniziò ad urlarmi e io per lo spavento buttai la penna a terra e gli dissi: senti se non mi viene nessuna idea mica mi devi stressare, ognuno ha i suoi tempi!

Quindi me ne andai arrabbiata e scombussolata. Ritornai da René e gli chiesi scusa. Iniziano a venirmi un sacco di idee e non volevo più smettere di scrivere, ma alla fine mi venne una grande idea per la fine che René e io facemmo un bel racconto insieme. Il racconto lo consegnai alla prof di italiano che mi mise un bel dieci. Tutti eravamo soddisfatti: io avevo preso dieci e Renè e la prof di italiano ebbero il racconto e vissero tutti felici e contenti.


                                        *****

Per completare un lavoro serve il suo tempo.


                                                         
                                                                             di Giada

 
Un giorno mi svegliai per andare a far colazione,  guardai l'ora e stavo per  arrivare in ritardo a scuola e mi  stavo per soffocare con il pane. Mia madre si è spaventata e stava per chiamare l'ambulanza: ho bevuto un po' di latte e il pane mi è sceso. Mia madre ha messo giù la cornetta del  telefono  e mi ha fatto uscire  da casa correndo: arrivai a scuola che  era già suonata la campanella;  era quasi tutta la settimana che arrivo in ritardo e mia madre non ce la faceva più a vedere che stavo sempre in giro. Tutti gli amici di mia madre le dicono tutto quello che faccio qua e là:  una volta  ero arrivata in ritardo e avevo aiutato una vecchietta ad attraversare la strada, ma quando la guardo,  noto che  mi assomigliava  e   tutta la gente mi assomigliava, tutti.

 Mi è venuta una grande idea di fare un  quadro ispirandomi a quello che vedevo.  Quando torno a casa feci il quadro e pensavo,  speravo di diventar famoso per quel quadro e disegnavo tutto il giorno.  Disegnavo al posto di andare a scuola… e la mamma, poiché  la preside la chiamava sempre per dirle che suo figlio non era venuto a scuola,  lo portava a scuola come un bambino piccolo e diceva <René se tu non vai a scuola, ti sculaccio>. E io mi sentivo male e… che dolore al mio sederino!  e le rispondevo < Mamma. È noioso andare a scuola e poi i compiti… > e la madre si stava arrabbiando di più e lo lasciò lì davanti la scuola. La preside lo vide e disse     <Perché tu non entri ??> e René le disse con la faccia tutta rossa   < Sì, lo so,  lei chiama mia madre per dire che io non sono andata a scuola… ma se fosse suo figlio che non andasse a  scuola,  non lo picchierebbe !!!>  e la preside le disse < Hai ragione, vai dove vuoi e dico a tua madre che te l’ho detto io> .

 Corsi via dalla scuola  felice ma un po’ preoccupato ma pensai < Meglio andare a scuola che stare  in  giro e intorno a scuola in punto quando suono la campanella della  scuola che si aprivano le porte e lui entro a scuola felice perché vide i suoi compagni di classe e la prof  la saluto e disse: < Hai portato le giustifiche>  e lui disse < Le porto domani se vengo, ok? > e la prof non le disse più niente e se ne andò alla sua classe che  sarebbe la  1C e nella 1D e scappato via nella sua classe ma quando la vede che parla del suo quadro era felicissimo e se ne andò via gattonando: era famoso nel suo mondo.
                                                          *****
                                     ERA FELICE CHE  ERA DIVENTATO FAMOSO


                                                 
                                                         di Francesca


C’era una volta un uomo che amava molto se stesso: aveva gli occhi azzurri, i capelli castani, era alto e portava molto spesso il cappello. Egli viveva in un palazzo color tortora e con un tetto rosso come il sole al tramonto.
            Un giorno disse: “Io voglio fare il pittore surrealista”; da quel giorno passarono molti mesi e i cittadini  erano disperati perché non sapevano dove fosse finito.
René si era chiuso nel suo piccolo appartamento, quando finalmente uscì tutti rimasero sorpresi dallo splendido quadro che aveva fatto, che lo rappresentava mentre scendeva dal cielo come se fosse pioggia. 

                                                 *****

Ed io caddi dal cielo come fossi pioggia